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COMPENSABILITA CREDITO IVA LIBERO FINO A 5000 EURO

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A partire dalla scadenza dei termini di versamento del 16 aprile 2012, i crediti IVA di importo superiore a 5.000 euro possono essere utilizzati per la compensazione solamente qualora si sia presentata la dichiarazione IVA e solamente se, per la trasmissione delle deleghe di versamento, si utilizzano i sistemi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate. E' stato, infatti, emanato il provvedimento annunciato con il comunicato stampa dell'Agenzia delle Entrate del 13 marzo scorso.

Il testo di legge recita all' art. 17 del D.Lgs 241/97:
"1. I contribuenti ........ omissis ....... Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva. La compensazione del credito annuale o relativo a periodi inferiori dell' anno dell' imposta sul valore aggiunto, per importi superiori a 5000 euro annui, può essere effettuata a partire dal giorno sedici del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell' stanza da cui il credito emerge."

Più in particolare, il provvedimento del 16 marzo 2012, prot. 40186, oltre ad indicare l’entrata in vigore - dal 1° aprile 2012 - della norma che riduce a 5.000 euro il precedente limite di 10.000 euro (cfr. art. 8, commi 18 e 19, D.L. 2 marzo 2012, n. 16), si limita a precisare che al fine di individuare il superamento della soglia di 5.000 euro, “per ciascun anno di riferimento, concorrono anche le compensazioni effettuate precedentemente al 1° aprile 2012.”

Questo, vuol dire che, ad esempio, avendo maturato un credito IVA 2011 di 20.000 euro, a decorrere dal 1° aprile 2012:

  1. si possono utilizzare ancora 1.000 euro di credito senza ottemperare agli oneri sopra meglio ricordati, se al 16 marzo si siano utilizzati 4.000 euro;
  2. ulteriori compensazioni di credito IVA possono essere eseguite solamente ottemperando agli oneri sopra meglio ricordati, se al 16 marzo si siano utilizzati crediti per importi superiori a 5.000 euro.

È bene ricordare anche che, in tutte le ipotesi nelle quali si intenda compensare crediti IVA di importo superiore a 15.000 euro, allora la dichiarazione IVA dovrà contenere anche l’apposizione di un visto di conformità rilasciato da un soggetto abilitato.

Le limitazioni alla compensabilità dei crediti IVA furono introdotte per arginare la pratica sempre più diffusa di posticipare il versamento dei tributi tramite l’utilizzo di crediti IVA inesistenti. Questo espediente - che qualcuno ha persino associato ad un prelievo bancomat - serviva per posticipare la rilevabilità della violazione di omesso versamento, al fine di avere un margine di tempo più ampio per regolarizzare poi la posizione tramite il ravvedimento operoso (art. 13, lettera b, D.Lgs. n. 472/1997). In questo modo, nei fatti, si ottenevano dilazioni di pagamento pagando, tra sanzioni ed interessi, importi sicuramente inferiori a quelli pretesi dalle banche per finanziamenti di scoperto in conto corrente.

Da qui l’introduzione del sistema di limitazioni: presentazione anticipata della dichiarazione IVA e obbligo di utilizzo dei sistemi di versamento resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate. La combinazione dei due obblighi, infatti, impedisce di utilizzare crediti IVA non indicati in una dichiarazione validamente presentata, tramite il rifiuto della delega di versamento.

Questo meccanismo obbliga i contribuenti a commettere l’infedeltà della dichiarazione IVA, per compensare crediti inesistenti, rendendo non più conveniente l’espediente.

Da qui anche il secondo obbligo di apporre il visto di conformità nella dichiarazione IVA qualora si intenda compensare un credito superiore a 15.000 euro. In questo caso, la correttezza formale della dichiarazione e della contabilità IVA cui si riferisce è garantita anche da un terzo soggetto.

Dai dati resi noti dall’Amministrazione finanziaria è evidente che questa norma ha avuto un discreto successo. Infatti, per il solo primo anno di applicazione, il 2010, si sono registrate minori compensazione di crediti pari a 6,6 miliardi di euro rispetto al 2009 (cfr. comunicato stampa congiunto Agenzia delle Entrate, INPS e Equitalia del 10 febbraio 2011).

Proprio per questo si è voluto intensificarne gli effetti tramite una riduzione drastica del limite di crediti oltre il quale occorre rispettare queste regole. L’anticipazione della presentazione della dichiarazione, imponendo al proprio consulente di preparare e trasmettere la dichiarazione IVA in via anticipata, potrebbe comportare degli oneri fiscali aggiuntivi, tuttavia compensati dall’esonero dalla presentazione della comunicazione dati IVA, qualora, ovviamente, la dichiarazione IVA annuale sia trasmessa entro la fine del mese di febbraio.

Da quanto indicato nelle righe che precedono, si tratta di una norma che ha prima individuato e poi arginato con efficienza una violazione tributaria diffusa nel Paese. Violazione che, tuttavia, mette in risalto la grave crisi di liquidità che attanaglia le imprese. E’ bene sottolineare che dietro la maggior parte delle situazioni ora arginate dalla norma, si trova una impresa sana costretta a risolvere i suoi problemi finanziari, causati dai ritardi di pagamento dei propri clienti: imprese ovvero enti pubblici, nella più ampia accezione del termine.

La risposta ad una mancanza non giustifica mai la commissione di una violazione, tuttavia occorrerebbe ragionare sugli effetti sul sistema delle imprese, causati da una contrazione così importante e drastica di “respiro finanziario”.

Autore Claudio Carpentieri

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Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Ottobre 2012 08:34  

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Come potete notare abbiamo cambiato il sito internet, in quanto quello precedente era un test. Spero possa piacere.