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Home Diritto Penale dell' Economia SEQUESTRO SU PRESUNZIONI TRIBUTARIE - APPROCCIO DIVERSO TRA GIP E GIUDICE DEL DIBATTIMENTO

SEQUESTRO SU PRESUNZIONI TRIBUTARIE - APPROCCIO DIVERSO TRA GIP E GIUDICE DEL DIBATTIMENTO

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Sentenza della Cassazione Penale sul valore probatorio in sede penale delle presunzioni legali operanti in campo tributario

Le operazioni bancarie che non risultano dalla dichiarazione dei redditi e che il contribuente non è riuscito a giustificare costituiscono un indizio di evasione e giustificano, in mancanza di elementi di segno contrario, il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente.

La sentenza. E’ quanto emerge dalla sentenza 10 gennaio 2013 n. 1261 della Corte Suprema di Cassazione – Terza Sezione Penale. Il Collegio di legittimità si è pronunciato su un provvedimento di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, emesso dal GIP di Brindisi, in relazione al reato di dichiarazione infedele ipotizzato a carico dei due imprenditori ricorrenti.

Elementi di prova. Oggetto del gravame è stata l’ordinanza del Tribunale del Riesame che ha confermato il detto provvedimento cautelare, sul rilievo che le prove presuntive tributarie valgono come indizi in sede penale e che quindi costituisce un indizio della sussistenza del reato in contestazione il fatto che i conti correnti degli indagati presentassero movimentazioni non riportate nella dichiarazione dei redditi per le quali non era stata fornita alcuna giustificazione. Non solo. La Guardia di Finanza aveva imputato correttamente all’attivo del reddito sia gli importi accreditati sui conti correnti degli indagati che quelli oggetto di prelevamento di cui non erano stati indicati né la causale né il beneficiario.

No all’inversione dell’onere della prova
. Le valutazioni del Tribunale sono state condivise dagli Ermellini, perché è vero che i regimi di presunzione legale operanti in campo tributario “non possono essere utilizzati, sic et simpliciter, in sede penale”, in quanto il procedimento di formazione della prova tributaria è ispirato a un principio di inversione dell’onere della prova che, in materia penale, si pone in contrato con il diritto di difesa e con il principio secondo cui l’onere della prova è a carico dell’accusa. Infatti, gli accertamenti della GdF si fondano su un accertamento di esclusiva matrice tributaria, “durante il quale la prova della responsabilità tributaria del soggetto si forma al termine di un processo esclusivamente presuntivo, in considerazione della circostanza che laddove il soggetto sottoposto a verifica non offra la prova contraria rispetto alla contestazione, si forma, a contrario, la prova della infrazione della normativa tributaria”.

Accrediti sul conto. Ne deriva che il giudice penale non può applicare le presunzioni legali, sia pure di carattere relativo, o i criteri di valutazione validi in sede tributaria, limitandosi a porre l’onere probatorio in ordine all’esistenza di costi deducibili a carico dell’imputato. Deve invece procedere d’ufficio agli accertamenti del caso, eventualmente mediante il ricorso a presunzioni di “fatto”. Più in particolare, per quanto riguarda la presunzione relativa alle somme accreditate sul conto corrente, è stato affermato il principio che, in tema di reati tributari, non può farsi ricorso alla presunzione tributaria secondo cui tutti gli accrediti registrati sul conto si considerano ricavi dell’azienda, in quanto spetta al giudice penale la determinazione dell’ammontare dell’imposta evasa. Tuttavia, per quanto concerne la diversa questione dell’applicazione di questi principi in sede cautelare reale, è stato affermato che “il tribunale, in sede di riesame di un provvedimento cautelare emesso per un reato tributario, non è tenuto ad accertare l'imponibile e l'imposta evasa contestata al contribuente, in quanto l'accertamento incidentale, proprio del giudizio di riesame, non prevede l'esercizio di poteri istruttori da parte del giudice della cautela”.

Conclusioni. Concludendo, il Collegio di legittimità ha ritenuto che il Tribunale del Riesame si sia attenuto ai principi enunciati, poiché ha attributo agli accertamenti della Guardia di Finanza e alle relative presunzioni tributarie un valore indiziario sui cui fondare, in mancanza di altri elementi di segno contrario offerti dalla difesa, il giudizio di sussistenza del reato ipotizzato, con conseguente conferma del sequestro oggetto di controversia. Le spese hanno seguito la soccombenza.

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