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Home Diritto Penale dell' Economia INTERCETTAZIONI TELEFONICHE ASSUNTE IN INDAGINI PRELIMINARI ED ACCERTAMENTO TRIBUTARIO

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE ASSUNTE IN INDAGINI PRELIMINARI ED ACCERTAMENTO TRIBUTARIO

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Con la sentenza n. 2916 del 7 febbraio 2013 la Corte di Cassazione è tornata ad affrontare il tema dell’utilizzo ai fini fiscali, previa autorizzazione da parte dell’Autorità giudiziaria procedente, di intercettazioni telefoniche e di sommarie informazioni testimoniali svolte nell’ambito di indagini penali.

L’esame della pronuncia e dei numerosi precedenti giurisprudenziali di legittimità consente di definire puntualmente i limiti di utilizzo, in ambito tributario, dei predetti elementi e di individuare con precisione il valore probatorio agli stessi attribuibile.

La Suprema Corte ha, infatti, chiarito che l’utilizzo di intercettazioni di comunicazioni e di sommarie informazioni testimoniali in ambito tributario non determina la violazione delle previsioni recate dall’art. 7, comma 4 del D.Lgs. n. 546/1992 secondo cui nel processo tributario “non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale”.
Inoltre, sempre secondo i giudici di legittimità, ai contribuenti deve essere riconosciuta - in attuazione dei principi del giusto processo e della parità delle parti di cui all’art. 111 della Costituzione - la possibilità di introdurre, nel giudizio dinanzi alle commissioni tributarie, dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, nella forma di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, con il valore probatorio proprio degli elementi indiziari e come tali devono essere valutate dal giudice, non potendo costituire da sole il fondamento della decisione.

Sul tema indicazioni puntuali sono rinvenibili nella Parte VII, Capitolo 2 della Circolare n. 1/2008 del Comando Generale della Guardia di finanza in cui si legge che “occorra un particolare scrupolo nel selezionare e riportare esclusivamente il contenuto delle intercettazioni che hanno un evidente e diretto rilievo fiscale o, comunque, che siano indispensabili per fornire il necessario supporto probatorio alle proposte di recupero a tassazione formulate, evitando di trascrivere o allegare brani di conversazione che nulla o ben poco aggiungono alle complessive risultanze istruttorie, soprattutto ove riferiti strettamente alla sfera personale dei soggetti interessati”.

Con riferimento invece alle sommarie informazioni testimoniali, il medesimo documento di prassi osserva che “la valutazione in sede fiscale delle dichiarazioni rese da terzi nel procedimento penale, soggiace alle regole generali che sovrintendono l’utilizzabilità delle presunzioni ai fini dell’accertamento, ferma restando la possibilità per il destinatario dell’avviso di accertamento di controdedurre nel giudizio tributario alle dichiarazioni a lui sfavorevoli, con strumenti aventi lo stesso valore presuntivo, da sottoporre al vaglio critico del giudice”.

In via di conclusione, si può quindi affermare che le intercettazioni autorizzate come pure le dichiarazioni rese da soggetti formalmente terzi possono costituire elementi indiziari suscettibili di apprezzamento da parte del giudice tributario.
Tuttavia, non avendo più in ambito fiscale il valore probatorio a esse riconosciuto nel processo penale, le stesse, non appena transitate nel procedimento tributario, devono essere intese dai verificatori quali elementi indiziari che necessitano di essere supportati da ulteriori riscontri, preferibilmente documentali, idonei a elevarli, in funzione della specifica metodologia di accertamento che i verificatori intendono attivare, a prova dell’evasione.

Per rendere il “sistema” pienamente compatibile con la preclusione posta dal richiamato art. 7, comma 4 del D.Lgs. n. 546/1992 ritengo auspicabile che l’Amministrazione Finanziaria mostri disponibilità all’acquisizione e alla formalizzazione anche delle dichiarazioni provenienti da soggetti terzi che muovano in senso favorevole al contribuente.

Alberto Nastasia - Informat srl

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Ultimo aggiornamento Martedì 19 Febbraio 2013 16:07  

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