Studio Commercialistico Dott. David Lanza

info@studiolanza.org

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Diritto Penale dell' Economia NIENTE CONFISCA PER EQIOVALENTE NELLA FRODE CAROSELLO SE SPROPORZIONATA

NIENTE CONFISCA PER EQIOVALENTE NELLA FRODE CAROSELLO SE SPROPORZIONATA

E-mail Stampa PDF

Cassazione Penale, sentenza pubblicata il 17 aprile 2013

Il sequestro funzionale alla confisca per equivalente, disposto nell’ambito di un indagine per frode “carosello”, è illegittimo se sproporzionato al debito con il Fisco. È quanto emerge dalla sentenza n. 17610/13 depositata ieri presso la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione. Con tale pronuncia gli Ermellini hanno anche fornito interessanti chiarimenti circa la competenza territoriale del giudice penale.

Il caso. Gli Ermellini hanno accolto il ricorso di un imprenditore accusato di associazione per delinquere, in quanto, assieme ad altri indagati, avrebbe costituito varie società con il preciso intento di emettere fatture per operazioni inesistenti nell’ambito di un carosello fiscale mediante l’interposizione di società “sponda”, società “filtro” e società “cartiere”, che consentivano la creazione di schemi finalizzati a realizzare l’incameramento dell’IVA su operazioni commerciali fittizie.

Il sequestro. Ebbene, nonostante la gravità dell’accusa – il ricorrente è stato pure considerato la mente dell’intera operazione e colui che dirigeva l’attività degli altri indagati – la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza del riesame con la quale era stato confermato il sequestro preventivo per equivalente emesso dal Gip del Tribunale di Bolzano e avente a oggetto i beni nella disponibilità del ricorrente e della società da lui amministrata.

Esclusi i beni della società. Nelle motivazioni della sentenza i giudici di legittimità hanno messo nero su bianco che è illegittimo, in ipotesi di reato tributario commesso da amministratore di s.r.l., il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente che abbia a oggetto beni appartenenti alla società medesima, stante, in ragione della natura di sanzione penale di detta confisca, l'inapplicabilità della stessa nei confronti di un soggetto diverso dall’autore del fatto, salvo che la struttura societaria rappresenti un apparato fittizio utilizzato dal reo proprio per porre in essere reati di frode fiscale sicché ogni cosa fittiziamente intestata alla società sia immediatamente riconducibile alla disponibilità dell'autore del reato (v. in particolare Cass. Sez. III, 14 giugno 2012, n. 25774).

Principio di proporzionalità. Deve, inoltre, ritersi illegittimo il provvedimento del Tribunale del riesame che, nel confermare un sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, non contenga alcuna valutazione sul valore dei beni sequestrati, necessaria al fine di verificare il rispetto del principio di proporzionalità tra il credito garantito e il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare, non essendo consentito differire l’adempimento estimatorio alla fase esecutiva della confisca (tra le altre, Cass. Sez. III, 7 ottobre 2010, n. 41731).

Competenza. Infine, la Terza Sezione Penale ha avuto opportunità di ricordare che ai sensi del primo comma dell’articolo 18 del D.Lgs. n. 74 del 2000, se la competenza per territorio non può essere determinata a norma dell'art. 8 c.p.p., è competente il giudice del luogo di accertamento del reato. Tale disposizione trova eccezione nel successivo secondo comma, il quale prevede il criterio del domicilio fiscale del contribuente, per i delitti previsti dal capo I del titolo II dello stesso decreto legislativo. L’eccezione in questione non trova, dunque, applicazione quanto al reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, di cui all’art. 8 dello stesso decreto legislativo perché tale ultimo reato non rientra nel capo I del titolo II, ma nel successivo capo II del titolo II. Tale eccezione, del resto, non trova applicazione per il caso di fatture documenti inesistenti rilasciate in luoghi rientranti in diversi circondari; caso in cui la competenza si radica nel luogo in cui ha sede l’Ufficio del pubblico ministero che per primo iscritto la notizia di reato nell’apposito registro. Quando, poi, è contestato il reato di associazione per delinquere, e non sia possibile individuare il luogo di costituzione del vincolo associativo né il luogo di commissione dei reati programmati, la competenza territoriale si radica nel luogo in cui fu compiuto il primo atto del procedimento (da ultimo, Cass. 19 giugno 2012, n. 38743).
Autore: Redazione Fiscal Focus

Comments

Name *
Email (For verification & Replies)
URL
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Aprile 2013 07:22  

Cerca

GTranslate

Italian Bulgarian Chinese (Simplified) English French German Portuguese Romanian Russian Spanish

Notizie flash

Come potete notare abbiamo cambiato il sito internet, in quanto quello precedente era un test. Spero possa piacere.