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PROFILI PENALI OMESSO VERSAMENTO

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Profili penali dell’omesso versamento

L’Ungdc si chiede se si possa trattare di scelta punibile od omissione necessitata

Premessa – Secondo l’Ungdc (circolare 12/2013), in un contesto di crisi generale, il nuovo ruolo del commercialista e dei professionisti in generale è quello di affiancarsi all’imprenditore non solo al fine di individuare la soluzione più corretta che lo stesso imprenditore deve assumere nella configurazione del progetto di ristrutturazione, ma, ancor prima, per dialogare con il cliente e per aiutarlo a identificare l’eventuale irreversibilità della crisi, con la conseguente tempestiva adozione dei più idonei strumenti di prevenzione e di gestione della medesima anche in un ottica di evitare eventuali sanzioni penali per omessi versamenti dei tributi.

Sanzioni penali - Il Decreto Legislativo n. 74/2000 contenente la disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto, individua le fattispecie delittuose con riferimento alle violazioni in materia di obblighi dichiarativi documentali e di versamento.

Omesso versamento di ritenute certificate - In particolare l’articolo 10-bis del D. Lgs. n. 74/2000 stabilisce che è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai soggetti sostituiti, per un ammontare superiore a € 50.000 per ciascun periodo di imposta.

Omesso versamento di Iva
- Parimenti, in base al articolo 10-ter, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta sulla base della dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, per un ammontare superiore a € 50.000. Pertanto la fattispecie penale è integrata allorquando il debito IVA risulti da dichiarazione annuale fedele, sia di importo superiore a € 50.000 e non venga versato entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.

Circolare Ungdc – L’Ungdc ha trattato la questione nella circolare n. 12/2013, in quanto nell’odierna fase congiunturale connotata da una crisi di vaste dimensioni, della quale non è ancora possibile preconizzare ragionevolmente gli esiti, si registra con sempre maggiore frequenza la peculiare situazione per cui le imprese, pur in assenza di redditi imponibili, risultano pesantemente gravate da debiti relativi ad altre imposte (IRAP, ritenute ed IVA). Ecco che le fattispecie incriminatrici disciplinate dal D.L.vo 74/2000 all’art. 10-bis (omesso versamento di ritenute certificate) e all’art. 10-ter (omesso versamento IVA) sono tornate al centro dell’attenzione degli operatori.

La distonia - Secondo l’Ungdc, a fronte di una legislazione nazionale che, in linea generale, non prevede l’applicazione di sanzioni penali nei confronti di chi, senza porre in essere condotte fraudolente, risulta incapace di pagare un debito, stride la previsione di pene detentive comminate per un “semplice” mancato versamento di imposte (correttamente e puntualmente dichiarate).

La volontà del contribuente - Il che appare ancor più grave laddove si consideri che l’incapacità di adempiere puntualmente agli obblighi tributari spesso prescinde dalla concreta volontà e dalla reale capacità del contribuente. Basti infatti considerare che: (I) le recenti ricerche evidenziano come la contrazione industriale obblighi la maggioranza dei contribuenti a ricorrere all’indebitamento bancario per far fronte al pagamento delle imposte; (II) sempre più istituti di credito risultano sordi alle richieste di affidamento dei propri clienti, indipendentemente dalle motivazioni per cui le stesse vengono presentate; (III) si continua ad assistere ad una intollerabile dilatazione dei tempi di pagamento da parte della stessa pubblica amministrazione e delle aziende di Stato; (IV) il bassissimo grado di applicazione della Direttiva Europea sui pagamenti (pur recepita nei termini dal nostro Legislatore). Secondo l’Ungdc, un intervento normativo di depenalizzazione apparirebbe, nell’attuale contesto di grave crisi economica, quanto mai opportuno.

Il ruolo del commercialista
– Inoltre secondo l’Ungdc in un tale contesto il compito del commercialista è quello di operare “in team”, attraverso un quanto mai opportuno coordinamento che veda impegnati insieme l’avvocato penalista e il commercialista dell’azienda, i quali insieme potranno enucleare puntualmente le ragioni della crisi aziendale e dimostrare (a fronte dei necessari presupposti di fatto) che il comportamento omissivo non dovrà essere assoggettato a sanzione per mancanza dell’elemento soggettivo tipico della fattispecie.

Situazione di insolvenza - Il fattore scriminante non sarà rappresentato da una semplice situazione di illiquidità temporanea, bensì da un contesto di vera e propria insolvenza. In tali condizioni il ruolo del commercialista risulterà assolutamente centrale: sarà lui ad assistere, passo dopo passo, l’imprenditore, aiutandolo a comprendere se l’azienda si trovi in una situazione di crisi reversibile o se, più probabilmente, si configuri una situazione di insolvenza destinata a perdurare o a peggiorare.

Strumenti da adottare
- In quest’ultima ipotesi, il ricorso agli istituti alternativi al fallimento, tra cui in particolare il concordato preventivo, oltre a rappresentare l’adozione di un comportamento corretto al fine di evitare l’aggravarsi della crisi aziendale, con le conseguenti responsabilità anche di carattere penale, potrà costituire, senza dubbio, un valido elemento di difesa rispetto agli eventuali omessi versamenti (purché, ovviamente, si tratti di una percorso intrapreso con sufficiente tempestività).

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